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Gergiev a Caserta un caso, per Giuli allarme propaganda

2025-07-16     IDOPRESS

(di Cinzia Conti)

Quel filo a volte sottile ma ben

visibile che divide la libertà dell'arte dalla politica e dalla

propaganda sembra essersi irrimediabilmente spezzato sul nome

del maestro russo Valery Gergiev. Il 72enne direttore di

prestigiosissime orchestre come quella del Teatro Mariinsky a

San Pietroburgo e del Bolshoi a Mosca,considerato fermo

sostenitore del presidente Vladimir Putin,è atteso il 27 luglio

alla rassegna "Un'estate da Re" alla Reggia di Caserta,

programmata e finanziata dalla Regione Campania. Ma la polemica

che circonda l'esibizione da giorni è deflagrata completamente

oggi scatenando anche la netta presa di posizione del ministro

della Cultura Alessandro Giuli che ha detto: "L'arte è libera e

non può essere censurata. La propaganda però,anche se fatta con

talento,è un'altra cosa".


Dalle colonne di Repubblica aveva alzato la voce Julija

Navalnaja,moglie del dissidente russo Navalny,secondo cui "il

famoso direttore d'orchestra russo" è un "caro amico di Vladimir

Putin. Non solo un amico. E non solo un sostenitore. Ma anche un

promotore della politica criminale di Putin,suo complice e

fiancheggiatore". Gergiev,aveva ammesso,è "un direttore

d'orchestra eccellente. Ma,come sappiamo dalla storia,i grandi

artisti possono essere nell'elenco dei cattivi e non esitare a

coprire con la loro reputazione regimi crudeli e disumani".


Si è schierato Giuli: "Il concerto dell'amico e consigliere

di Putin,Valery Gergiev,voluto,promosso e pagato dalla

Regione Campania e che si terrà nella Reggia di Caserta,

autonoma nella scelta di quali eventi ospitare,come tutti gli

istituti autonomi del ministero della Cultura,- ha detto -

rischia di far passare un messaggio sbagliato". E ha aggiunto:

"L'Ucraina è una nazione invasa e il concerto di Gergiev può

trasformare un appuntamento musicale di livello alto,ma

oggettivamente controverso e divisivo,nella cassa di risonanza

della propaganda russa. Ciò che per me sarebbe deplorevole".


In mattinata ha invece difeso la scelta di invitare la

celebre bacchetta russa il presidente della Regione Campania

Vincenzo De Luca. "Abbiamo accolto migliaia di cittadini

dell'Ucraina nel nostro territorio,abbiamo dato prove di

solidarietà. Non intendiamo accettare logiche di preclusione o

di interruzione del dialogo,perché questo non aiuta la pace.


Questo serve soltanto ad alimentare i fiumi dell'odio e

allontana dalla pace". E ancora: "I meno titolati a parlare sono

quelli che non dicono una parola nei confronti del genocidio di

bambini a Gaza e fanno finta di preoccuparsi di altre cose e di

altri personaggi che fanno parte del mondo della cultura,

dell'arte e che non hanno nelle loro mani decisioni politiche".


Voci dissonanti arrivano dal Pd: "Il concerto - ha fatto

notare la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno -

deve essere annullato anche perché viola il regolamento etico

della Reggia di Caserta che tra le sue linee guida rende

incompatibili iniziative o ospitalità di soggetti che violano

l'agenda 2030 dell'Onu che tra gli altri,al punto 16 condanna

tutte le forme di violenza,di tortura,di traffico di armi e

denaro e chiede a tutti l'accesso ad una giustizia equa. Valori

che evidentemente sono distanti anni luce da Gergiev e dal

regime di cui è sponsor,testimonial e complice". Concorde il

leader di Azione Carlo Calenda: "Sono ovviamente contrario al

boicottaggio culturale generale ma chi svolge un ruolo politico

attivo di fiancheggiamento di un dittatore nemico del nostro

paese non può avere spazio e sostegno in Italia". Per Mara

Carfagna,segretaria di Noi Moderati "l'inchiesta su Gergiev

pubblicata dalla Fondazione Navalny racconta il ruolo svolto dal

maestro come ambasciatore del putinismo e come sostenitore

dell'aggressione a popoli innocenti". Il senatore dem Filippo

Sensi non ha dubbi: "Gergiev suonasse sulla piazza rossa".


L'ultima volta in cui Gergiev ha diretto un'orchestra in

Italia è stata a fine febbraio 2022 alla Scala di Milano,mentre

l'esercito russo si preparava a invadere l'Ucraina. Alla

richiesta del sindaco Giuseppe Sala di prendere le distanze da

Putin,non rispose e per questo fu allontanato dal teatro. Uno

stop condiviso da altre importanti istituzioni,dalla Carnegie

Hall ai Wiener Philharmoniker,alla Filarmonica di Monaco.


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